
Se è vero che prima mi lamentavo di fare solo post pseudo-artistico-filosofici e di tralasciare il personale, ora devo ammettere che sono passato all'eccesso opposto... tralasciando, ovviamente, l'enorme lentezza con cui aggiorno il blogguccio... ma vabbè...
Ho parecchie cose da dire... in primis gli esami vanno benissimo, sto correndo per recuperare e ho tutte le carte per potercela fare. Ho passato lo scritto di Analisi Matematica I (mio unico enorme scoglio), ho dato altri esami e sto già studiando per i prossimi... mi sento bene. Le cose stanno prendendo quella giusta piega che mi aspettavo da un po' e che tardava ad arrivare. Tutte le cose. L'università, l'amore, l'amicizia, la spiritualità, il tempo libero. Ora sono i pezzi di un puzzle che si rimettono bene a posto e si incastrano gli uni con gli altri. Davvero penso che non potrei chiedere di meglio... o forse potrei, e cioè fare in modo che le cose possano andare ancora meglio, non imporre mai alcun termine al mutamento ed all'evoluzione del sé e lasciare che, in questo modo, esso trovi la via per la completa manifestazione ed affermazione. Del resto, il mondo è bello perché è in divenire (checché ne vogliano dire i cristiani o il loro dio immobile, o semplicemente immobilizzato a forza e trattenuto con chiodi ad una croce di legno... eppure anche lui non è che un'altra faccia dell'eterna trasformazione... Death and what lies beyond). Oddio, per favore, fermate il mio sincretismo galoppante!! ahahahah...
Cavolo, penso di non aver mai scritto un post così sclerante (o meglio... l'ho scritto, ma sul vecchio blog... il che significa che sto tornando ai bei tempi!!).
Anyway, ho la notiziona finale da dare... finalmente, dopo aver amato lei, la sua splendida voce e la sua meravigliosa arpa per anni solo attraverso dispositivi elettronici... finalmente l'ho vista. Era lì, davanti a me, a stento 10 metri da me, sul palco. Finalmente l'ho vista dal vivo... Loreena McKennitt, l'unica, l'inimitabile *_*
E questi due giorni udinesi, meravigliosi, li ho trascorsi con due persone che li hanno resi assolutamente indimenticabili. Due amiche, due sorelle, due stelle. Per un totale di tre matti da legare chiusi in un treno e poi lasciati in libertà a far danni in quel di Udine... una pariata come poche... E poi, finalmente, ho conosciuto anche Daniele, il fabbro, con cui abbiamo passato uno splendido concerto e un ancor più splendido dopoconcerto.
E visto che oggi mi sento generoso (come si dice... a luglio siamo tutti più buoni... ah, no, quello era Natale), vi lascio anche le foto di questi giorni di follia... buona visione!

Non ci avrei scommesso due euro che sarei riuscito a trovare una persona così (ma, magari, è ancora presto per parlare). Non l'avrei mai immaginato. Ero pronto a qualsiasi compromesso, qualsiasi... ma non alla (quasi) perfetta corrispondenza con l'ideale. Qualcuno potrebbe rimproverarmi dicendo che Platone vaneggiava, ed io sono e sono sempre stato d'accordo. Sarà che il mio ideale è sempre stato molto terreno, con tutti i suoi difetti e le sue imperfezioni. Sarà che sono totalmente incapace di vedere in te qualsiasi genere di difetto. Sarà che i tuoi lati positivi sorpassano abbondantemente ed inevitabilmente qualsiasi possibile difetto e chiudono il bilancio in attivo.
Sarà, magari, che mi hai fatto innamorare...
Non mi è capitato spesso, in vita, di provare tanta felicità e, se è capitato, è stato per pochi, fugaci istanti, se non addirittura appena prima del dolore più grande.
Tu riesci a farmi sentire bene, sempre e comunque. E riesci a donarmi quella gioia che ho inseguito così a lungo per tutta la mia vita, senza riuscire mai ad afferrarla.
Questo post è così sdolcinato che potrei cominciare a breve a delirare riguardo fantomatiche anime gemelle e destini già già scritti e tirare in ballo affinità, vite, astri, dèi, fato... in realtà ora non m'interessa nulla di tutto ciò, solo che ci sei tu e ci sono io e, cosa ben più importante, che ci siamo noi.
I nostri sentieri ci hanno fatto incontrare ed ora camminiamo sulla stessa via. Le nostre strade non si divideranno mai di nuovo. Il nostro cammino ci rende l'uno sostegno dell'altro, l'uno al fianco dell'altro. Davanti a noi l'orizzonte.
Ikaros

Ed è arrivata una nuova primavera... vabbè... ieri sembrava Yule, oggi diluvia, il tempo è un po' incerto...
Questa primavera, pare, porterà una ventata di freschezza nella mia vita... o, almeno, così mi è parso di capire già da quando abbiamo celebrato l'equinozio e nei giorni seguenti. Perché non potrei definire certe cose con un'espressione migliore di "vento impetuoso", in grado di smuovere certe acque troppo calme. Sarà un bene? Non lo so ancora, e lo scoprirò.
Devo riprendere il mio cammino personale. Da troppo tempo, fermo ad accumulare conoscenze, ho abbandonato quasi del tutto lo spirito e l'esperienza diretta, ed ho fatto male... e qualcuno ha cercato, già da un po', di farmelo capire... la prossima volta, suppongo, al posto di suonarmela, l'arpa, me la sbatterà in fronte...
Ok, magari qualcuno non avrà capito nulla di ciò che ho scritto XD
Ikaros, custode dei venti

Ascolto: Robert Gass, Lady of the flowering waters
Ok, è tempo di fare un piccolo resoconto. Un riassunto delle puntate precedenti, in pratica. Ebbene questo semestre pare essere, in proporzione, il migliore di tutti e tre quelli che ho affrontato fin'ora. Ho dato due esami e ne darò un altro tra pochi giorni. E mi sento sicuro e invogliato e ho ancora molto tempo per studiare (certo... cinque giorni sono un'eternità per chi è abituato a studiare tutto il programma nelle ultime 48 ore!!). La vita sentimentale va, come sempre a tratti... un po' su, un po' giù, un po' media. Incontro gente, passo serate divertenti, interessanti, che si finisca a letto oppure no. Poi magari mi ritrovo deluso per un motivo o per un altro, o vengo scaricato... e allora... NEXT! Quello che sto capendo piano piano (in teoria lo so già, ma dirlo a parole è facile, è capirlo che è un'altra storia) che un'altra persona non aggiungerà nulla a ciò che sono già. E se sono inquieto di mio non è certo il mood migliore per mettersi alla ricerca dell'anima gemella. Ok, e quindi? Ci sarà una soluzione a questa depressione incalzante che ogni tanto si fa sentire? Il fatto è che, per quanto possa cercare l'amore in lungo e in largo, ho un gran bisogno di stare da solo. Spegnere il pc, staccare il telefono, guardarmi dentro. E' da un po' che sento un gran bisogno di stare da solo, ma non è frutto della depressione (reale o presunta), è un'esigenza serena, un'esigenza della mia anima. La mia vita, sto scoprendo, è, e voglio che sia, un armonico equilibrio tra la follia casinista e la solitudine pacata. Ho bisogno della confusione e del silenzio in egual misura. Perché non rinuncerei mai a scene imbarazzanti, come danzare seminudo in un bosco con un cembalo in mano e con i miei amici o piroettare ubriaco su di una spiaggia deserta sotto la luna piena; né potrei rinunciare ai miei infiniti silenzi, ai miei libri, alle docce metafisiche... Cavolo, sto bene così come sto e basta con le seghe mentali!!
Ok, adesso sono sereno, nonostante tante cose... e poi era tanto che non scrivevo qui sopra...
Ikaros
The Circle is Cast - Robert Gass & On Wings of Song
By the earth, this is her body.
By the earth, mother of us all.
By the earth, future and past,
the circle is cast. The circle is cast.
By the air, this is her breath.
By the air, sweet wind of life.
By the air, from the first to the last,
the circle is cast. The circle is cast.
By the fire of her bright spirit.
Shining candles in the night.
By the fire of her bright spirit,
shining, shine your light on me.
By the waters, this is her blood.
By the waters, the calm and the flood.
By the living waters, running slow, running fast,
the circle is cast. The circle is cast.
Yemaya, Inanna, Rhiannon, Cybele.
Chicomecoatl, Akewa, Aphrodite.
Demeter, Gaia, Athena, Shekina.
Ganga, Pele, Uma, Kali.
Hera, Hecate, Mboze.
Oya, Paso Wee, Diana.
Incarico del Dio
Scintilla della creazione. Io sono
colui che porta la vita.
Il sole splendente sopra le nubi
avanza nella danza antica.
Signore di questo mondo e dell'altro,
solitario cacciatore.
Sono colui che cavalca nel bosco
insieme alle bestie indome.
Sire luminoso e oscuro. Io sono
come fuoco rifulgente
e oscura tenebra senza ritorno.
Le stelle sono mie ancelle.
Sono lo spirito generatore,
divin consorte e re sacro.
Sono colui che compie il mistero,
genitore e generato.
Nella strenua lotta tra luce ed ombra
io son vincitore e vinto,
poiché per sempre, secondo la ruota,
cado, e risorgo invitto.
Ed ogni vittoria mi unisce a lei
ch'è mia madre e la mia sposa.
Ed ogni sconfitta è la morte certa
che termina ogni rüota.
Onoratemi con canti e con danze.
Io, dio dai molti nomi,
nel moto celeste dell'eterno astro
d'oro, mi mostrerò a voi.
Ma non troverete nei freddi astri
il mio spirito eterno,
cercatelo solo dentro voi stessi,
nel profondo e nell'immenso.
Ikaros
Beautiful that way - Noa
Smile, without a reason why
Love, as if you were a child
Smile, no matter what they tell you
Don’t listen to a word they say
'Cause life is beautiful that way
Tears, a tidal-wave of tears
Light that slowly disappears
Wait, before you close the curtain
There’s still another game to play
And life is beautiful that way
Here, in his eyes forever more
I will always be as close as you remember from before.
Now, that you're out there on your own
Remember, what is real and what we dream is love alone.
Keep the laughter in your eyes
Soon, your long awaited prize
Well forget about our sorrow
And think about a brighter day
'Cause life is beautiful that way
Ikaros

Lo so, scrivo un pochetto in ritardo... avevo intenzione già da parecchio di scrivere un post sulla mia vacanza dell'ultima estate... e poi avevo abbandonato l'idea.
Solo ieri, riguardando tutte le foto, mi è tornata la voglia di postarlo qui...
Mi è tornata la nostalgia di quelle meravigliose giornate grigie... sembrava autunno in pieno agosto. Le passeggiate per la capitale francese, l'Arc de Triomphe e gli Champs Elisés, la Tour Eiffel in lontananza, che domina il paesaggio.
E da allora sono cambiate tante cose... chi era al mio fianco non lo è più... altra botta di nostalgia!
Il Louvre, Montmartre, e tutte le chiese gotiche che ho visitato... Notre-Dame de Paris, Saint Denis, Saint Etienne, la Sainte Chapelle... e il Sacré Coeur...
Non li dimenticherò facilmente, così come l'emozione di poter osservare coi miei occhi tutti i capolavori visti solo sui libri di scuola e custoditi al Louvre o al Musée d'Orsay... e il meraviglioso Musée du Moyen-Age di Cluny... e gli arazzi della dama con l'unicorno.
Non dimenticherò Van Gogh e gli impressionisti del Musée d'Orsay, così come tutti i capolavori italiani, francesi e (pochi) inglesi conservati al Louvre... e la Gioconda, la Vittoria di Samotracia e la Venere di Milo (che sono le tre opere più gettonate del museo... penso ci sia gente che paga l'ingresso per vedere solo 'ste tre... c'erano ali del museo completamente deserte, mentre davanti a 'ste tre c'era sempre un bordello infernale) ... e tutta la roba egizia... e le tavolette babilonesi piene di miti ed incantesimi... e il celeberrimo codice di Hammurabi, e il cielo egizio... e un sacco di cose...
E mi manca anche Disneyland e la sua magia!!
E, comunque, la reggia di Caserta è mille volte meglio di Versailles, e visitarla (giardini compresi) costa un decimo di quanto serve per visitare quelle due stanzette che ti fanno vedere a Versailles... mentre il giardino costa altri otto euro (s'andassero a impiccare loro e le fontane musicali!! -_- ).
Comunque... le mie foto di parigi le trovate qui.
Ikaros

Di un anno aveva ormai superato i quindici il figlio di Cefiso
e poteva sembrare tanto un fanciullo che un giovane:
più di un giovane, più di una fanciulla lo desiderava,
ma in quella tenera bellezza v'era una superbia così ingrata,
che nessun giovane, nessuna fanciulla mai lo toccò.
Mentre spaventava i cervi per spingerli dentro le reti,
lo vide quella ninfa canora, che non sa tacere se parli,
ma nemmeno sa parlare per prima: Eco che ripete i suoni.
Allora aveva un corpo, non era voce soltanto; ma come ora,
benché loquace, non diversamente usava la sua bocca,
non riuscendo a rimandare di molte parole che le ultime.
Questo si doveva a Giunone, perché tutte le volte che avrebbe
potuto sorprendere sui monti le ninfe stese in braccio a Giove,
quella astutamente la tratteneva con lunghi discorsi
per dar modo alle ninfe di fuggire. Quando la dea se ne accorse:
"Di questa lingua che mi ha ingannato", disse, "potrai disporre
solo in parte: ridottissimo sarà l'uso che tu potrai farne".
E coi fatti confermò le minacce: solo a fine di un discorso
Eco duplica i suoni ripetendo le parole che ha udito.
Ora, quando vide Narciso vagare in campagne fuori mano,
Eco se ne infiammò e ne seguì le orme di nascosto;
e quanto più lo segue, tanto più vicino alla fiamma si brucia,
come lo zolfo che, spalmato in cima ad una fiaccola,
in un attimo divampa se si accosta alla fiamma.
Oh quante volte avrebbe voluto affrontarlo con dolci parole
e rivolgergli tenere preghiere! Natura lo vieta,
non le permette di tentare; ma, e questo le è permesso, sta pronta
ad afferrare i suoni, per rimandargli le sue stesse parole.
Per caso il fanciullo, separatosi dai suoi fedeli compagni,
aveva urlato: "C'è qualcuno?" ed Eco: "Qualcuno" risponde.
Stupito, lui cerca con gli occhi in tutti i luoghi,
grida a gran voce: "Vieni!"; e lei chiama chi l'ha chiamata.
Intorno si guarda, ma non mostrandosi nessuno: "Perché", chiede,
"mi sfuggi?", e quante parole dice altrettante ne ottiene in risposta.
Insiste e, ingannato dal rimbalzare della voce:
"Qui riuniamoci!" esclama, ed Eco che a nessun invito
mai risponderebbe più volentieri: "Uniamoci!" ripete.
E decisa a far quel che dice, uscendo dal bosco, gli viene incontro
per gettargli, come sogna, le braccia al collo.
Lui fugge e fuggendo: "Togli queste mani, non abbracciarmi!"
grida. "Possa piuttosto morire che darmi a te!".
E lei nient'altro risponde che: "Darmi a te!".
Respinta, si nasconde Eco nei boschi, coprendosi di foglie
per la vergogna il volto, e da allora vive in antri sperduti.
Ma l'amore è confitto in lei e cresce col dolore del rifiuto:
un tormento incessante le estenua sino alla pietà il corpo,
la magrezza le raggrinza la pelle e tutti gli umori del corpo
si dissolvono nell'aria. Non restano che voce e ossa:
la voce esiste ancora; le ossa, dicono, si mutarono in pietre.
E da allora sta celata nei boschi, mai più è apparsa sui monti;
ma dovunque puoi sentirla: è il suono, che vive in lei.
Così di lei, così d'altre ninfe nate in mezzo alle onde o sui monti
s'era beffato Narciso, come prima d'una folla di giovani.
Finché una vittima del suo disprezzo non levò al cielo le mani:
"Che possa innamorarsi anche lui e non possedere chi ama!".
Così disse, e la dea di Ramnunte assentì a quella giusta preghiera.
C'era una fonte limpida, dalle acque argentee e trasparenti,
che mai pastori, caprette portate al pascolo sui monti
o altro bestiame avevano toccato, che nessun uccello, fiera
o ramo staccatosi da un albero aveva intorbidita.
Intorno c'era un prato, che la linfa vicina nutriva,
e un bosco che mai avrebbe permesso al sole di scaldare il luogo.
Qui il ragazzo, spossato dalle fatiche della caccia e dal caldo,
venne a sdraiarsi, attratto dalla bellezza del posto e dalla fonte,
ma, mentre cerca di calmare la sete, un'altra sete gli nasce:
rapito nel porsi a bere dall'immagine che vede riflessa,
s'innamora d'una chimera: corpo crede ciò che solo è ombra.
Attonito fissa sé stesso e senza riuscire a staccarne gli occhi
rimane impietrito come una statua scolpita in marmo di Paro.
Disteso a terra, contempla quelle due stelle che sono i suoi occhi,
i capelli degni di Bacco, degni persino di Apollo,
e le guance lisce, il collo d'avorio, la bellezza
della bocca, il rosa soffuso sul niveo candore,
e tutto quanto ammira è ciò che rende lui meraviglioso.
Desidera, ignorandolo, sé stesso, amante e oggetto amato,
mentre brama, si brama, e insieme accende ed arde.
Quante volte lancia inutili baci alla finzione della fonte!
Quante volte immerge in acqua le braccia per gettarle
intorno al collo che vede e che in acqua non si afferra!
Ignora ciò che vede, ma quel che vede l'infiamma
e proprio l'illusione che l'inganna eccita i suoi occhi.
Ingenuo, perché t'illudi d'afferrare un'immagine che fugge?
Ciò che brami non esiste; ciò che ami, se ti volti, lo perdi!
Quella che scorgi non è che il fantasma di una figura riflessa:
nulla ha di suo; con te venne e con te rimane;
con te se ne andrebbe, se ad andartene tu riuscissi.
Ma né il bisogno di cibo o il bisogno di riposo
riescono a staccarlo di lì: disteso sull'erba velata d'ombra,
fissa con sguardo insaziabile quella forma che l'inganna
e si strugge, vittima dei suoi occhi. Poi sollevandosi un poco,
tende le braccia a quel bosco che lo circonda e dice:
"Esiste mai amante, o selve, che abbia più crudelmente sofferto?
Voi certo lo sapete, voi che a tanti offriste in soccorso un rifugio.
Ricordate nella vostra lunga esistenza, quanti sono i secoli
che si trascina, qualcuno che si sia ridotto così?
Mi piace, lo vedo; ma ciò che vedo e che mi piace
non riesco a raggiungerlo: tanto mi confonde amore.
E a mio maggior dolore, non ci separa l'immensità del mare,
o strade, monti, bastioni con le porte sbarrate:
un velo d'acqua ci divide! E lui, sì, vorrebbe donarsi:
ogni volta che accosto i miei baci allo specchio d'acqua,
verso di me ogni volta si protende offrendomi la bocca.
Diresti che si può toccare; un nulla, sì, si oppone al nostro amore.
Chiunque tu sia, qui vieni! Perché m'illudi, fanciullo senza uguali?
Dove vai quand'io ti cerco? E sì che la mia bellezza e la mia età
non sono da fuggire: anche delle ninfe mi hanno amato.
Con sguardo amico mi lasci sperare non so cosa;
quando ti tendo le braccia, subito le tendi anche tu;
quando sorrido, ricambi il sorriso; e ti ho visto persino piangere,
quando io piango; con un cenno rispondi ai miei segnali
e a quel che posso arguire dai movimenti della bella bocca,
mi ricambi parole che non giungono alle mie orecchie.
Io, sono io! l'ho capito, l'immagine mia non m'inganna più!
Per me stesso brucio d'amore, accendo e subisco la fiamma!
Che fare? Essere implorato o implorare? E poi cosa implorare?
Ciò che desidero è in me: un tesoro che mi rende impotente.
Oh potessi staccarmi dal mio corpo!
Voto inaudito per gli amanti: voler distante chi amiamo!
Ormai il dolore mi toglie le forze, e non mi resta
da vivere più di tanto: mi spengo nel fiore degli anni.
No, grave non mi è la morte, se con lei avrà fine il mio dolore;
solo vorrei che vivesse più a lungo lui, che tanto ho caro.
Ma, il cuore unito in un'anima sola, noi due ora moriremo".
Dice, e delirando torna a contemplare quella figura,
e con le sue lacrime sconvolge lo specchio d'acqua,
che increspandosi ne offusca lo splendore. Vedendola svanire:
"Dove fuggi?" esclama. "Fèrmati, infame, non abbandonare
chi ti ama! Se non posso toccarti, mi sia permesso almeno
di guardarti e nutrire così l'infelice mia passione!".
In mezzo ai lamenti, dall'orlo in alto lacera la veste
e con le palme bianche come il marmo si percuote il petto nudo.
Ai colpi il petto si colora di un tenue rossore,
come accade alla mela che, candida su una faccia,
si accende di rosso sull'altra, o come all'uva
che in grappoli cangianti si vela di porpora quando matura.
Specchiandosi nell'acqua tornata di nuovo limpida,
non resiste più e, come cera bionda al brillio
di una fiammella o la brina del mattino al tepore
del sole si sciolgono, così, sfinito d'amore,
si strugge e un fuoco occulto a poco a poco lo consuma.
Del suo colorito rosa misto al candore ormai non v'è più traccia,
né del fuoco, delle forze, di ciò che prima incantava la vista,
e nemmeno il corpo è più quello che Eco aveva amato un tempo.
Ma quando lei lo vide così, malgrado la collera al ricordo,
si addolora e ogni volta che l'infelice mormora 'Ahimè',
rimandandogli la voce ripete 'Ahimè',
e quando il ragazzo con le mani si percuote le braccia,
replica lo stesso suono, quello delle percosse.
Le ultime sue parole, mentre fissava l'acqua una volta ancora,
furono: "Ahimè, fanciullo amato invano", e le stesse parole
gli rimandò il luogo; e quando disse 'Addio', Eco 'Addio' disse.
Poi reclinò il suo capo stanco sull'erba verde e la morte chiuse
quegli occhi incantati sulle fattezze del loro padrone.
E anche quando fu accolto negli Ínferi, mai smise di contemplarsi
nelle acque dello Stige. Un lungo lamento levarono le Naiadi
sue sorelle, offrendogli le chiome recise;
un lungo lamento le Driadi, ed Eco unì la sua voce alla loro.
Già approntavano il rogo, le fiaccole da agitare e il feretro:
il corpo era scomparso; al posto suo scorsero un fiore,
giallo nel mezzo e tutto circondato di petali bianchi.
Ovidio, Metamorfosi
Ikaros